Leggere l’etichetta

L’etichetta di una bottiglia di whiskey può darci molte informazioni sul distillato che stiamo per bere. Non ci dirà se è buono, o se ci piacerà, questo è sicuro. Ma d’altra parte non c’è etichetta al mondo che possa farlo.

Se sappiamo come leggerla, però, l’etichetta ci dirà invece cosa possiamo aspettarci, prometterci l’esperienza familiare di un distillato dalle caratteristiche conosciute, o incuriosirci con qualità inaspettate.

Le etichette presentano un’incredibile varietà, nel design e nei contenuti, quindi non è possibile sceglierne una che da sola ne racchiuda tutte le caratteristiche. Ma dato che nel mondo altamente regolamentato del whiskey (e delle bevande alcoliche in generale) ci sono alcune informazioni che non sono lasciate alla scelta individuale o all’estetica, possiamo partire proprio da quelle.

Tipologia: ogni bottiglia porta l’indicazione della classificazione di whiskey che contiene: Single Malt, Single Grain e tutte le altre tipologie che abbiamo visto nel nostro articolo dedicato proprio a questo.

Gradazione alcolica: o meglio “volume”, perché indica la percentuale di alcool rispetto al volume totale del liquido. In Europa il whiskey deve avere un livello minimo di 40% ABV e la percentuale deve essere presente in etichetta. La percentuale di alcool può essere un indicatore della forza del whiskey, in termini di presenza alcolica al naso e al palato, ma una gradazione alcolica elevata non corrisponde necessariamente a un whiskey aggressivo.

Età: l’indicazione dell’età non è obbligatoria per legge e le distillerie possono scegliere se utilizzarla o meno per ragioni di brand, di immagine, di marketing. Ma quando è indicata, l’età su una bottiglia di whiskey si riferisce all’età della botte più giovane contenuta al suo interno. Ogni bottiglia di whiskey, come abbiamo già visto parlando delle classificazioni, nasce dal blending di diverse botti che possono avere età molto diverse tra loro. Più alto sarà il numero sull’etichetta, più è probabile che all’interno della bottiglia ci siano whiskey invecchiati molto a lungo. Non è un caso che spesso queste siano le bottiglie più costose. Cosa può dirci l’età dal punto di vista delle aspettative di degustazione? Ad esempio anticipare una maggiore o minore presenza di aromi legati all’influenza del legno sul whiskey o una texture più o meno smussata dovuta alla prolungata presenza in botte.

Ci sono molte altre indicazioni che puoi trovare abitualmente su un’etichetta, e che contrbuiscono a presentarti il prodotto:

  • triple distilled: che troverai solo su bottiglie irlandesi, indica che il whiskey è stato distillato in pot still in tre cicli invece che due. I whiskey distillati tre volte sono più morbidi nella texture e di solito meno complessi nel profilo aromatico.

  • peated: c’è un luogo comune persistente che dice che in Irlanda il malto non viene torbato. Non è vero. L’Irlanda è ricca di torba, specialmente a Ovest, e le distillerie non la disdegnano affatto. Un esempio è il whiskey Connemara, che prende il nome esattamente dalla zona piena di torbiere responsabile del suo gusto fumoso.

  • botti e finish: in etichetta puoi trovare l’indicazione del tipo di botte in cui il whiskey è maturato e, soprattutto, se e in quale botte è stato fatto il finish, che è una seconda e più breve fase di invecchiamento in una botte diversa. Se nella maggior parte dei casi la maturazione del whiskey viene fatta in botti di ex-bourbon, per il finish vengono abitualmente scelte botti usate per vino, come cherry, bordeaux, porto o marsala, per citare i più comuni. Le informazioni sul finish ci forniscono un’indicazione sul tipo di carattere che possiamo aspettarci dal whiskey in base agli aromi che caratterizzano il contenuto precedente della botte.

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Le classificazioni del whiskey