La storia del whiskey in Irlanda è praticamente la storia del whiskey stesso
Anche se gli storici non sono completamente d’accordo sul suo esatto luogo o data di nascita, sappiamo per certo che la distillazione viene introdotta in tutta Europa a partire dal 13° secolo, grazie alla pervasiva presenza dei monaci.
Sappiamo anche che nel secolo successivo l’aqua vitae, distillato ad alta gradazione alcolica a base di materie prime vegetali, si diffonde rapidamente nel continente. In Irlanda e in Scozia l’aqua vitae viene distillata dai cereali e, con il nome di uisce beatha, si diffonde così tanto da attirare l’attenzione della Corona Inglese.
È proprio grazie a un documento del 1556 che abbiamo la prima vera prova tangibile del fatto che l’Irlanda producesse whiskey, perché il Parlamento inglese decide di vietarne la produzione senza il possesso di una licenza. A pagamento, ovviamente.
L’evoluzione del whiskey in Irlanda, da attività locale e domestica a produzione industriale, ha in realtà moltissimo a che fare proprio con la sua burrascosa relazione con il Regno, che storicamente si è impegnato a controllare, vietare o tassare quella che si apprestava a diventare una delle bevande più amate e ricercate in Europa e non solo.
I primi brevetti ufficiali per la produzione di Irish Whiskey sono del 1608.
L’Inghilterra li concede a tre distillatori, rispettivamente nella provincia del Muster (sud ovest), del Leister (costa est) e nella contea di Galway.
Nel 1784 la Old Bushmills Distillery è a prima distilleria ad ottenere una registrazione ufficiale. Bushmills era in realtà operativa dal 1608, anche se in maniera non ufficiale, ed è per questo che potete notare la data orgogliosamente riportata su tutte le bottiglie del loro whiskey.
La produzione di whisley continua a crescere e a diffondersi in tutta l’isola, diventando una parte integrante della vita produttiva e sociale del paese. Ma lo scontro con le imposizioni fiscali da parte dell’Inghilterra continua a influenzarne il successo e la diffusione. Almeno da un punto di vista ufficiale.
Perché da una parte c’è il numero ufficiale di distillerie reglarmente registrate, dall’altra c’è il sommerso. Quando a fine ‘700 l’Inghilterra decide di tassare il whiskey irlandese in base al numero di alambicchi presenti in distilleria, e non più in base al volume di prodotto, le distillerie registrate in Irlanda passano da 1200 a 200 nel giro di un anno. Dopo circa 50 anni l’Inghilterra torna sui suoi passi e riprende a tassare esclusivamente la produzione: il numero di distillerie registrate nell’isola torna incredibilmente a crescere. Il XIX secolo è di fatto il periodo storico di maggiore espansione e crescita nella produzione di whiskey.
Ma il 1800 è anche il secolo della Great Famine e dell’emigrazione di milioni di irlandesi oltreoceano.
Da un lato l’isola si ritrova in ginocchio, nella morsa della fame e della povertà quasi assoluta. Dall’altra, l’enorme numero di emigranti approdato nella East Coast getta le basi di una clientela che determina l’enorme successo del whiskey irlandese oltreoceano. Nel giro di un secolo l’Irlanda diventa il maggiore esportatore di whiskey verso l’Inghilterra, verso gli Stati Uniti, il resto d’Europa e del mondo. Ma un’altra convergenza di eventi, da entrambe le parti dell’oceano, segna il crollo praticamente definitivo del whiskey irlandese nel mondo.
All’inizio degli anni ‘20, l’Irlanda ottiene faticosamente l’indipendenza dal Regno Unito e e gli Stati Uniti entrano nell’era del proibizionismo. E il whiskey irlandese perde i suoi due mercati principali in un colpo solo.
Durante il resto del ‘900 l’industria continua il suo declino anche all’interno di un paese preso nella morsa di una guerra civile e della crisi economica, mentre il whisky scozzese prende il sopravvento e conquista lo status di eccellenza che ancora lo caratterizza sul mercato globale.
Nel 1978 in tutta l’Irlanda rimangono soltanto due distillerie in attività.
Appartengono entrambe a un’unica compagnia, la Irish Distillers, e probabilmente ne conoscete i nomi perché fino a poche decine di anni fa hanno rappresentato l’unica fonte di produzione dell’intera isola. Una è Midleton, nella contea di Cork, responsabile per la produzione di ogni bottiglia di Jameson presente sugli scaffali di tutto il mondo, nonché di brand come Red Breast, Powers e Green Spot. L’altra è Bushmills, in Irlanda del Nord,orgogliosamente ancora attiva dopo 400 anni.
Ci sono voluti quasi 40 anni per vedere di nuovo un cambio di direzione nella produzione del whiskey irlandese.
Nel mezzo ci sono stati la Celtic Tiger, l’ondata delle micro breweries che dagli Stati Uniti ha invaso l’Europa riportando l’attenzione sul valore delle pratiche artigianali e della produzione locale, la crisi economica del 2009 e l’espansione delle multinazionali degli alcolici che non hanno mai perso interesse per la produzione irlandese.
Negli stessi anni in cui multinazionali come Pernod-Ricard, Diageo e Grant investono nell’acquisire, potenziare e promuovere le grandi distillerie già esistenti nell’isola (rispettivamente Midleton, Bushmills e Tullamore Dew - riportata in attività dopo la chiusura negli anni '50), nel 2015 a Dublino apre la Teeling Distillery, la prima distilleria operativa nella capitale in oltre 125 anni, e la prima ondata di distillatori indipendenti avvia la propria attività.
Oggi ci sono 50 distillerie attive in Irlanda*, più un piccolo ma significativo numero di bonders (che imbottigliano, miscelano e invecchiano whiskey acquistati da altre distillerie) e oltre di 60 brand di Irish Whiskey disponibili sul mercato.
Il whiskey irlandese del 21° secolo poggia su una storia di quasi 700 anni e su un’identità che, come dice Lew Bryson, autore di “Whiskey Master Class”: “si sta facendo amici in tutto il mondo”.
È un whiskey giovane, nel carattere, se non nell’età effettiva. È un distillato curioso, che non ha paura di esplorare al di fuori dei canoni tradizionali. E allo stesso tempo, è diretta espressione del territorio, della tradizione e della cultura da cui nasce.
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Il numero di distillerie attive oggi viene dal report “Irish Whiskey in Numbers”, pubblicato dalla Irish Whiskey Association, il 3 marzo 2025.
Un’enorme ispirazione per il contenuto di questa pagina - e non solo - viene da: “The whiskeys of Ireland”, Peter Mulryan - O’Brien Press, 2021, e “Whiskey Master Class”, Lew Bryson, Quarto Publishing, 2020.