Bonders and bottlers
Un luogo comune piuttosto diffuso tra le persone che si approcciano al whiskey è l’idea che a ogni distilleria corrisponda un brand e che ogni brand sia figlio diretto di una distilleria. In realtà, esistono moltissimi brand di whiskey, alcuni anche estremamente buoni e rinomati, che non hanno una distilleria alle spalle. Gli imbottigliatori, chiamati anche “bonders”, acquistano whiskey dalle distillerie - di norma quelle più grandi e con maggiori capacità produttive - per poi farlo proprio attraverso invecchiamento, finish e blend prima di imbottigliarlo.
In alcuni casi si tratta di distillerie giovani che vogliono immettere un proprio prodotto sul mercato in attesa che il proprio stabilimento diventi operativo o che il proprio whiskey arrivi a maturazione. Come nel caso della distilleria Micil di Galway, che ha aperto nel 2020 con una selezione di whiskey invecchiati, rifiniti e imbottigliati indipendentemente. Dopo i tre anni di invecchiamento dei propri distillati, nel 2024 Micil ha presentato il suo whiskey, che tra l’altro è il primo whiskey distillato a Galway da più di un secolo!
In altri casi, invece, i bonders non hanno una distilleria né progettano di averla. La loro mission è esattamente quella di usare whiskey attentamente selezionati o commissionati ad altre distillerie per concentrarsi esclusivamente sulle fasi di invecchiamento, finish e blend.
Un ottimo esempio di questo tipo di produzione è la compagnia Two Stacks, con base in Irlanda del Nord, che si avvale di diverse distillerie, tra cui la Great Northern, per creare whiskey originali e individuali. Una delle caratteristiche più interessanti degli imbottigliatori è che, non essendo legati a distillerie con storie e identità da preservare o a brand blasonati che devono mantenere coerenza e continuità nel proprio prodotto, possono muoversi con maggiore libertà e curiosità, ad esempio testando nuove combinazioni o nuovi legni per l’invecchiamento.