Il whiskey prima del whiskey: il poitín

Irish Poitín, Micil Distillery. Il primo poitín che ho provato, appena arrivata in Irlanda, nel 2023.

Now learned men who use the pen,
Have sung the praises high
Of the rare poitín from Ireland green,
Distilled from wheat and rye.
Put away with your pills, it’ll cure all ills,
Be ye Pagan, Christian or Jew,
So take off your coat and grease your throat
With a bucket of the Mountain Dew.
— The Rare Old Mountain Dew - The Dubliners

Il poitín (anglicizzazione di poteen, o potcheen, che vuol dire “small pot”) è il distillato identitario dell’Irlanda, prodotto fin da quando la distillazione è stata introdotta sull’isola e di fatto precursore del whiskey come lo consideriamo oggi. Si tratta, infatti, di un distillato prevalentemente a base di cereali che però non viene invecchiato in botte, se non per un breve periodo.

La vera differenza tra il whiskey e il poitín, in realtà, è che il primo era legale, industriale, riconosciuto, prodotto nel rispetto delle leggi e sottoposto a tassazione (leggi e tasse imposte dal dominatore inglese, va notato), mentre l’altro era casalingo, precario, prodotto con la materia prima disponibile al momento, imbottigliato subito dopo la distillazione o quasi e, soprattutto, illegale. Sono gli Inglesi, ovviamente, che lo bandiscono nel 1661 nel tentativo di arginare una produzione diffusa praticamente ovunque e che, non essendo prodotta secondo i canoni stabiliti per il whiskey, non poteva essere tassata come tale.

Il tentativo, come potete immaginare, è fallito. Se gli Stati Uniti hanno avuto il loro moonshine durante il Proibizionismo, l’Irlanda ha prodotto il poitín di nascosto per ben tre secoli, distillando in case, capanni o direttamente nei boschi e nei campi. A volte gli alambicchi venivano posizionati al confine tra più campi, in modo da poterne negare la proprietà se scoperti. Spesso, paradossalmente, i distillatori illegali usavano i soldi guadagnati dalla vendita del poitín per pagare i padroni delle terre - Inglesi - su cui il poitin stesso veniva prodotto.

Il motivo per cui non veniva invecchiato in botti? Per evitare di avere riserve che potevano venire scoperte dagli Inglesi, ma anche perché in mancanza di strutture adeguate per l’invecchiamento e la conservazione, le botti piene di alcool ad alta gradazione rappresentavano anche un rischio concreto.

Il poitín, incredibilmente, è stato illegale in Irlanda fino al 1997. Questo non gli ha impedito naturalmente di essere presente praticamente in ogni casa irlandese ed essere usato in ogni tipo di occasione, dai matrimoni ai funerali. Dato che è una produzione casalinga e artigianale, il poitín è sempre stato prodotto in un’infinità di modi diversi, con ricette familiari tramandate di generazioni e con ingredienti di fortuna o aggiunte di aromi e spezie a seconda della disponibilità. Quasi tutte le persone irlandesi con cui ho parlato, avevano almeno uno zio che faceva poitín o una bottiglia in casa, e tutti ne parlano come di un liquido capace di bruciare l’intestino e risvegliare i morti, bevuto non certo per il suo delicato sapore ma per la sua potenza alcolica.

Dagli anni 2000 l’Irlanda ha cominciato a produrre poitín in maniera ufficiale e secondo un regolamento stabilito a livello nazionale che indica, tra le altre cose, che il poitin può essere prodotto con altre materie prime diverse dai cereali (come patate o melassa), che botaniche e aromi di provenienza locale possono essere aggiunti nel distillato e che l’invecchiamento in botti non può essere più lungo di 10 settimane.

Oggi esistono diverse distillerie che offrono diversi range di poitín, un evento nazionale che dal 2022 ogni novembre riunisce distillerie e amanti del poitín per rivendicare la storia e l’identità di questo distillato ma anche il suo potenziale, che comincia ad attirare l’attenzione di consumatori e del mercato. Per ora qui sull’isola. Domani…chissà.

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Fonti per questo articolo:

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